Cambini, Giuseppe Maria Gioacchino

(Livorno 1745 - Paris? 1825?)

Secondo quanto attesta François-Joseph Fétis nella Biographie Universelle des Musiciens (Paris, 1873, pp. 162-64), pur senza il conforto di prove documentarie, Giuseppe Gioacchino Maria nacque a Livorno il 13 Febbraio 1746. Incerte sono pure le notizie sulla sua giovinezza e sugli studi musicali, forse intrapresi nella città di origine sotto la guida di un non meglio identificato maestro Polli, e quindi perfezionati - secondo una tradizione ancora da verificare - con Padre Martini in Bologna e con Franz Joseph Haydn. Sembra invece attendibile, nonostante diverse imprecisioni, il racconto autobiografico in cui Cambini afferma di aver fatto parte, in qualità di violista, di un quartetto d’archi costituito da Luigi Boccherini (violoncello), Filippo Manfredi e Pietro Nardini (violini). Ancora dalla biografia del Fétis si trae notizia di un viaggio a Napoli (intorno al 1767), dove il compositore livornese avrebbe esordito con un’opera peraltro ignorata dalle cronache teatrali del tempo; durante il ritorno, o almeno così narra un’altra cronaca a dir poco romanzesca, sarebbe stato catturato dai pirati, venduto come schiavo e, al suo arrivo in Spagna, riscattato da un ricco mercante veneziano. La prima notizia certa sulla vita di Cambini risale ai primi anni ’70 del Settecento, in relazione al suo trasferimento a Parigi, dove nel maggio 1773 suonò al Concert spirituel. Nel dicembre successivo uscirono anche i sei quartetti per archi op. 1; da allora in avanti le composizioni strumentali si susseguirono con grande rapidità, tanto che nel 1800 si contavano più di 600 opere pubblicate a suo nome, le quali continuarono ad essere inserite nei programmi del Concert spirituel e del Concert des Amateurs, ottenendogli il favore degli ambienti musicali francesi. Frattanto Cambini affiancava a questa attività quella di operista, rivelando grazia e facilità di scrittura, non sostenute, tuttavia, da una profonda vena drammatica, sicché le diverse prove si rivelarono tutto sommato poco convincenti. Al di là delle numerose critiche attratte dalla discontinua produzione melodrammatica, la considerazione dei meriti come autore di sinfonie e di musica da camera gli valsero la nomina a compositore della cappella reale e addirittura, nel 1788, quella a direttore della musica al Théâtre des Beaujolais chiuso nel 1791; in seguito passò al Théâtre des Louvois, che resse sino al fallimento nel 1794. A differenza di altri artisti e compositori stranieri in Parigi, Cambini sembrerebbe essersi adattato al nuovo regime rivoluzionario, per incarico del quale compose inni e canti patriottici, ricevendo dal Comitato dell’Istruzione una somma di 2000 livres in segno di riconoscimento. Infatti, attese le ristrettezze economiche e l’impossibilità di ricollocarsi in una posizione adeguata (era venuta meno anche la risorsa dei concerti privati nel palazzo parigino del mercante Armand Séguin), si era visto costretto a dare lezioni di violino, canto e composizione, disseminando il proprio talento in attività marginali, compreso il servizio di propaganda. Dopo il 1800 l’impulso creativo subì un notevole rallentamento, da ascriversi senz’altro alla situazione sempre più travagliata piuttosto che al nascente interesse verso la critica musicale, concretizzatosi nella collaborazione con l’Allgemeine Musikalische Zeitung (1803-1805) e in diversi vivaci articoli per il periodico parigino Les tablettes de Polymnie (1810-1811); intanto nel 1807 aveva concluso un contratto con l’editore Sieber per la ristampa del trattato di Francesco Geminiani The Art of the Playing on the Violin. Queste esperienze rappresentano anche le ultime notizie sicure sulla vita di Cambini; mancano infatti elementi per avvalorare una delle due ipotesi contrastanti sulla data e sul luogo della sua morte: secondo alcuni egli sarebbe deceduto pazzo nel manicomio di Bicêtre il 29 dicembre 1825, secondo altri nei Paesi Bassi intorno al 1818. Dal punto di vista della ricerca musicologica, solo studi recenti hanno restituito a Cambini una posizione più oggettiva, scevra tanto da pregiudizi quanto da inutili apologie, nell’ambito della tradizione strumentale italiana. Se il suo repertorio operistico tradisce una concezione teatrale garbata, ma insieme superficiale e schematica, e se i lavori del periodo rivoluzionario risentono del fine celebrativo di musica d’uso, un invidiabile consenso arrise alle composizioni strumentali, specie alle sinfonie concertanti, nelle quali l’autore dimostra una particolare abilità di orchestratore, ed ai numerosi quartetti concertanti, scritti per solito in due tempi, la cui originalità si misura più nella costruzione del discorso musicale e nella strumentazione e nell’arditezza del disegno timbrico e dinamico che nell’espressione melodica e armonica.

CATALOGO DIGITALE · Le opere di Cambini, Giuseppe Maria Gioacchino

Musica da camera

Quintetti

6 Quintetti op. 14

Triosonate

6 trii "Venturi"